di

Felice Stoppa

 

 

 

Le  88 costellazioni ufficiali ratificate da Delporte 1922-1930

 

Coma Berenices

 Ingrandimento da una tavola  di Eimmart, 1705

 

 

  Ingrandimento tratto da una tavola di Henry Chatelain, 1719

 

 

 

 

 Coma Berenices, come anche Crux non sono costellazioni autonome descritte da Tolomeo ed è difficile poter identificare con precisione autori e opere dove vengano  denominate scientificamente per la prima volta. Appartengono anche alla tradizione letteraria e a  quella pittorica, la seconda è già descritta da Dante nella sua Commedia, appare in diversi affreschi medievali e rinascimentali, molto spesso in posizioni completamente diverse da quella attuale. 

 

 

In una mappa americana settecentesca, incisa da Robert Scot, è riprodotta addirittura due volte, sia tra le zampe del Centauro, come deve essere, con il nome di The Crosiers , che in quelle del Sagittario con il nome di Crosern.  

 

 

    In un affresco del Palazzo Besta a Teglio Crux è dipinta, con le due nubi di Magellano, in una posizione di fantasia e occupa una zona del cielo in prossimità del Polo antartico non ancora indagata

 

 

L'autore dell'affresco si è sicuramente ispirato a

Andrea Corsali

Copia della "Lettera di Andrea Corsali allo illustrissimo Principe Duca Juliano de Medici, venuta Dellindia del mese di Octobre nel XDXVI"

 

 

 

 

 

     Coma Berenices viene rappresentata in mappe diverse sia come una chioma ma anche come un mazzo di grano; nell' affresco rinascimentale di  Palazzo Besta di Teglio in Valtellina è dipinta invece come un pesce.

 

 

 

     Possiamo risolvere il nodo genealogico di queste due costellazioni rimettendoci all’autorità di Lalande che nella sua monumentale opera Astronomie, Troisieme édition,1792, inserisce Crux tra le costellazioni formate “par les modernes”, dividendone la paternità tra Halley e le carti celesti pubblicate da Royer nel 1679 e allegate ad un nuovo catalogo di 1806 stelle, mentre inserisce Coma Berenices nell’elenco delle costellazioni boreali antiche, precisando che Tolomeo vi fa riferimento mentre descrive tre stelle del Leone , la più boreale delle quali si trova immersa in un insieme nebuloso chiamato  chevelure, cioè Coma.

 

Sull'ascendenza tolemaica di Chioma Berenices si può consultare anche Elly Dekker, Illustrating the Phaenomena, celestial Cartographi in Antiquity and the Middle Ages, 2013 Oxford University Press, a pag140-141, dove fa riferimento ad un gruppo di testi classificati come Revised Aratus Latinus nei quali la nostra costellazione è raffigurata sotto forma di una foglia. Ma anche in Anna Santoni,  Antiche stelle a Bisanzio, il codice Vaticano greco 1087, Edizioni della Normale, Pisa 2013 , l'intervento di Fabio Guidetti, Per la ricostruzione dell'edizione tardoantica del corpus arateo, pag 132 ss.

 

Nell'immagine di seguito, tratta dal manoscritto del Codice Vaticano Greco 1087, fol. 310r, è visibile appena sopra la costellazione del Leone

 

 

 

 

Ancora sotto forma di foglia in un manoscritto del 1631 di anonimo, Schoenberg LJS 57-Catalonia:

 

 

 

http://www.atlascoelestis.com/Schoen%201361Pagina.htm

 

 

 

     Nell’Epitome Coronelli cita una versione diversa in merito a questa costellazione dandone la paternità a Conone il matematico. 

 

     Rimanendo in ambito classico, tralasciando però la tradizione tolemaica, possiamo trovare elencata la costellazione in Eratostene nella cui opera I Catasterismi, risalente al secondo secolo a. C., ci viene offerto un elenco delle costellazioni molto diverso da quello di Tolomeo. Di Eratostene possiamo consultare l'edizione lasciataci da  Friedrich Christian Matthiae in Eratosthenis, Catasterismi, Francofurti ad Moenum, in Libraria Hermanniana, 1816 , da cui è tratta la tavola seguente

 

 

segue la pagina principale dei Catasterismi di Eratostene

 

 

 

 

     Coma Berenices appare per la prima volta in un atlante importante soltanto nel 1603, nell’Uranometria del Bayer dove è però disegnata, seguendo la tradizione araba, come un mazzo di grano ( L’atlante del Bayer è stato ristampato con i primi sette numeri della rivista "le Stelle", la tavola 7 che riporta la  Chioma è nel numero due). Sempre come un mazzo di grano era stata anticipata iconograficamente , ma senza riferimento alle relative stelle, nell'edizione del Poeticon Astronomicon di Hyginus stampato a Venezia nel 1482 da Ratdolt; è disegnata ai piedi di Bootes come la  possiamo vedere in bianco e nero nell'edizione del 1482 e colorata a mano in una edizione della stessa opera del 1485:

 

 

 

 

 

 

Sempre come un mazzo di grano è disegnata in un planisfero del 1585: Jan Januszowski, Phaenomena Albo Wyraz Znakow Polnocnych, Cracoviae, In Officina Typographica Lazari.

 

Mentre in Globus Coelestis, una bella tavola con i due emisferi celesti che correda l'edizione di proprietà della John Carter Brown Library della Geographia, libri Octo (Coloniae Agrippinae, 1578) di Tolomeo, assomiglia alla testa di un pesce mostruoso che scaturisce da delle radici.

 

 

 

 

In De la trompette du ciel: c’est á dire, du comete effrayable, qui l’an de Christ 1618 est apparu, & diligemment observe. Iverdon: L’Imprimerie de la Societe heluetiale caldoresque, 1619, di E. de Montl’hery è curiosamente rappresentata come tre fuochi disposti ai vertici di un triangolo.

 

 

 

Nella tavola dell'emisfero celeste boreale che correda il Della architettura di Gio. Antonio Rusconi, con centossanta figure dissegnate dal medesimo, secondo i precetti di Vitruvio, e con chiarezza, e brevità dichiarate libri dieci, Venezia 1590 (Le matrici furono però incise circa 50 anni prima), la costellazione è rappresentata da una figura femminile che sembra nuotare o volare trasportata all'interno di una chioma. Il nome risente ancora dell'influenza della tavola di Appiano: Bernices Crinis.

 

 

 

 

 

E'rappresentata nello stesso modo in Imagines celi septentrionalis cum duodecim imaginibus zodiaci di Giovanni Andrea Vavassore, Venezia 1558, che copia una mappa andata perduta di C. Vopel del 1545 (Probabilmente la prima carta, insieme a quella di Antonio Rusconi, dove la costellazione è rappresentata come una chioma).

 

 

 

A Vopel si ispira anche Jeronimo De Girava in una sua mappa del 1556 stampata a Milano con il titolo Typo de la carta Cosmographica de Gaspar Vopellio.... Di seguito riproduco la costellazione, l'emisfero celeste boreale e il planisfero terrestre come appaiono in una copia del De Girava del 1570.

 

Immagini e testo descrittivo sono pubblicati per cortesia di

 

The John Carter Brown Library, Brown University

Typo de la carta cosmographica de Gaspar Vopellio Medeburgense, Gerónimo Girava, Venezia 1570

Cordiform world map including North and South America . Balboa's discovery of the Pacific Ocean in 1513 is noted, and Antarctica (or the southern continent) is noted as being sighted in 1499. Cartographic elements include lines of latitude and longitude (based on Ferro meridian). Decorative elements include windheads, including southern windheads represented as skulls, men holding a globe and armillary sphere, and celestial spheres.

Girava, cosmographer to the Emperor Charles V, created this map from a large world map of Caspar Vopell. Vopell's maps--supposedly of 1545, 1549, and 1552--are no longer extant, although some derivatives by Vavassore and Van den Putte of the 12-sheet map have survived.

 

 

E ancora è disegnata sotto forma di chioma in un globo di Mercatore del 1551 e in quello di C.K. Vopel del 1536. Viene anche citata da Pietro Apiano in Imagines Syderum coelestium del 1536 con il nome di Crines Berenices Triche, ecco come la descrive nell'Astronomicum Caesareum del 1540 mentre presenta la costellazione del Leone:

 

 

 

 

 

Eccola segnalata con il simbolo dedicato alle Nebulose in una delle gore di un globo di De Mongenet del 1552

Canes Venatici e simbolo Nebulosa per Coma Berenices

 

 

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Di FELICE STOPPA

Aggiornamento AGOSTO 2013