Pseudo Beda

 

De signis Caeli, Francia 800-830

 

 

 

Pseudo Beda

 

De signis Caeli, Francia 800-830

 

 

Le pagine che propongo in questa pagina per cortesia di

https://bibliotheque-numerique.ville-laon.fr/idurl/1/1471

 

presentano il manoscritto De signis Caeli attribuito allo Pseudo Beda:

ff. 26v-30v ps-Bede, De signis caeli: fol. 26v Helix arcturus maior hab& autem in capite stellas obscuras septem. in spatula una super pectus una in pede una in dorso una ... (cf. Maass 1898, p. 582) fol. 30v Anticanis dicitur subtus geminos bene parere hab& stellas tres quarum una splendidior est c&eris et ideo anticanis vocatur eo quod contraria sit cani. (cf. Maass 1898, p. 594)

https://www.thesaxlproject.com/assets/Uploads/MSS-descriptions-Laon-472-ps-Bede-de-signis-caeli-19-Nov-2012.pdf

 

 

contenuto in un volume molto ampio che contempla anche testi di altri autori:

 

https://bibliotheque-numerique.ville-laon.fr/viewer/1471/?offset=#page=73&viewer=thumb&o=bookmark&n=0&q=

 

 

Il manoscritto di epoca carolingia descrive le costellazioni ed i relativi miti ispirandosi alla tradizione aratea. Consulta la relativa voce nell'enciclopedia Treccani:

 

https://www.treccani.it/enciclopedia/aratea_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/

 

 

Il testo di De signis caeli, la sua traduzione in italiano ed il saggio che l’inquadra nella sua epoca e in relazione ad altri testi della tradizione aratea è contenuto nel recentissimo libro di Anna Santoni, Le costellazioni e i loro miti al tempo di Carlo Magno. Il contributo della tradizione aratea alla conoscenza del cielo in età carolingia, Edizioni ETS, Pisa Dicembre 2023.

Dalla quarta di copertina:

“Quando si recita la preghiera più importante per i cristiani, si dice “Padre nostro che sei nei cieli”, ma se il cristiano alza gli occhi al cielo notturno, ancora oggi lo trova occupato in gran parte dalle costellazioni pagane: le Orse, il Serpente, Ercole, la Corona, la Lira, etc., una quarantina di figure, ognuna delle quali ha la sua origine nelle vicende degli dèi antichi, Zeus, Posidone, Ermes, Apollo, Dioniso, Atena, Afrodite. Esse disegnano un cielo che risale almeno a Eudosso di Cnido (IV sec. a.C.) ed è il cielo degli astronomi classici, incluso Tolomeo. La trasmissione di questa mappa celeste, però, non è stata un processo continuo e lineare. Nell’occidente cristiano, l’età carolingia (IX-X sec.) rappresenta un momento critico da questo punto di vista: nel rifiorire degli studi, la conoscenza delle costellazioni classiche, che era rimasta ai margini nell’astronomia degli ultimi secoli, viene ripresa e diffusa, superando anche l’ostilità cristiana per la mitologia celeste pagana. Il racconto ci porta nei monasteri del regno dei Franchi, dove il poema Fenomeni di Arato di Soli, con i suoi commenti e le sue traduzioni latine, offre informazioni sistematiche che vengono recuperate e diffuse: la descrizione delle figure, la loro posizione una rispetto all’altra, il catalogo delle stelle, e perfino i miti, che conservano in cielo il ricordo del potere degli antichi dèi.”


Anna Santoni è stata allieva e poi ricercatrice di Storia greca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Con la Casa editrice ETS ha pubblicato: Palefato. Storie incredibili 2000; La storia senza miti di Agatarchide di Cnido 2001; Eratostene, Epitome dei Catasterismi 2009; Cielo d’inverno 2011; Passioni divine 2017.

 

https://www.edizioniets.com/scheda.asp?n=9788846759870&from=homepage

 

 

 

 

 

https://bibliotheque-numerique.ville-laon.fr/idurl/1/1471

 

 

Pseudo Beda

De signis Caeli, Francia 800-830

 

 

 

Altre versioni manoscritte del De signis caeli attribuite allo Pseudo Beda  sono esaminabili alla seguente pagina del sito di Kristen Lippincott:

https://www.thesaxlproject.com/the-saxl-project/manuscripts/classical-literary-tradition/ps-bede-de-signis-in-caeli/#

 

 

 

 

www.atlascoelestis.com

di  FELICE STOPPA

MAGGIO 2024